«Mi chiamo Carlotta Gambino, ho 24 anni e ho studiato prima design della comunicazione e dopo ho fatto una magistrale in eco-social design. Sono di Torino e sono una delle fondatrici del progetto Swapparty, che è stato un progetto collettivo che poi si è trasformato nell’associazione Swap party Italia».
La nostra intervista
Mentre lavoravamo all’organizzazione del nostro Swap party abbiamo scoperto l’esistenza di altri gruppi che se ne occupano. E anche di Swap Party Italia: un’associazione che collega tutti coloro che in Italia organizzano iniziative di scambio degli abiti usati. Così l’abbiamo contattata e abbiamo pensato di intervistarla semplicemente inviandole via Whatsapp le nostre domande e chiedendole di inviarci le risposte con dei messaggi vocali.
Li trovate qua sotto insieme alla trascrizione realizzata con un servizio di trascrizione automatica.
DOMANDA 1. Com’è nata l’idea di organizzare un’associazione che mette in rete gli swap party italiani?
Allora, l'idea di organizzare un'associazione che mette in rete gli swap party italiani nasce dal collettivo Swap Party Torino, detto Swap Party Tò in realtà, per cui noi organizzavamo da diverso tempo, in realtà proprio dal 2020, swap party a Torino e tante persone che venivano ci chiedevano se potevamo organizzarli in città vicine, se lo potevamo organizzare a Genova, a Milano e così via e noi non potevamo perché tutto questo lavoro è sempre stato volontario e quindi non avevamo le economie diciamo per poter viaggiare, per andare via un weekend a organizzare un evento, poi non avevamo neanche le conoscenze, non conoscevamo gli spazi dove farli perché noi ci appoggiamo per i nostri eventi sempre ad associazioni e spazi di cultura dove si possono organizzare questo tipo di eventi e quindi sostanzialmente abbiamo pensato nel momento in cui abbiamo deciso di diventare un pochino più formali quindi di costituirci come associazioni, di farci degli obiettivi e uno di questi obiettivi era portare lo swap party, quindi la pratica dello scambiare i vestiti dappertutto e questo per rendere gli swap party o comunque indossare seconda mano una vera alternativa al fast fashion e farla diventare una vera pratica comune e quindi più che portarlo nelle altre grandi città ci piceva l'idea di portarlo anche nei piccoli centri abitati, in paesi o le città piccole insomma e quindi il primo approccio è stato quello di iniziare a contattare soprattutto in Piemonte tutte le associazioni che ci sono, che fanno ai circoli arci o associazioni culturali varie per chiedergli se erano interessate a questa pratica, se avevano voglia di organizzarla loro volta nei loro spazi e questa cosa ha funzionato in parte, abbiamo creato qualche nucleo di persone che hanno iniziato a organizzare swap party attraverso una serie di linee guida che noi abbiamo fornito loro gratuitamente, ma ci siamo accorti che in realtà era già pieno di persone che li organizzavano e quindi abbiamo pensato in realtà di costruire questa rete non solo con nuovi nuclei in cui noi eravamo coinvolti nella loro creazione, ma proprio in connessioni con i vari posti che già li organizzano.
DOMDANDA 2. Oltre allo scambio di vestiti, quanto conta l’aspetto sociale e di incontro in questi eventi?
Secondo me la cosa interessante dello swap party, la parte in realtà più interessante del fatto di scambiarsi effettivamente dei vestiti è il fatto di creare un momento di comunità fuori dalle logiche del consumo, dove non c'è denaro, non viene utilizzato per entrare, per partecipare a queste attività, non viene utilizzato per acquisire nuovi capi perché non vengono acquistati, vengono solo scambiati e non c'è bisogno di denaro per entrare in questo momento di socialità, quindi le persone parlano tra di loro, stanno insieme senza dover per forza spendere, che è una cosa che nella nostra società attuale comunque è abbastanza invece comune, quando si esce con gli amici si va a prendere un caffè, prendere una birra, si va a andare sempre a spendere dei soldi, il che ovviamente crea anche convivialità, c'è anche del bello nel mangiare insieme, nel bere insieme, però ovviamente è necessario secondo me almeno trovare delle alternative e quindi direi che la parte sociale d'incontro è la parte a mio parere più importante, perché è quella che davvero secondo me nelle persone fa un po' cambiare la mentalità, fa pensare a delle nuove possibilità.
DOMANDA 3. Come rispondono le persone e le comunità locali a questo tipo di iniziative? Vedi un cambiamento di mentalità nel tempo?
Allora, secondo me le persone e le comunità locali a questo tipo di iniziative rispondono sempre positivamente, sono sempre entusiasti di solito. E il cambiamento di mentalità, sì, secondo me nel momento in cui iniziano a scambiare i vestiti, poi pensano, ma potremmo anche, non so, dare via ai giochi vecchi di nostro figlio e gli diamo, li portiamo allo swap che magari poi li prende qualcun altro. Non lo so, si creano delle connessioni, poi tante persone hanno tante belle idee diverse, quindi fanno laboratori di riciclo, fanno scambi di semi, scambi di piante, cioè comunque, appunto, come dicevamo prima, la swap party porta a questo momento di incontro e di socialità che porta a queste nuove connessioni tra le persone e appunto da un'idea, insomma, un'idea tira l'altra, secondo me c'è un cambio di mentalità e quindi sì, direi di sì.
DOMANDA 4. Dal vostro osservatorio, ci sono delle fasce d’età, delle zone d’Italia o altre tipologie di persone che aderiscono più di altre?
Allora, sì, noi osserviamo sicuramente che vengono molte più donne, sicuramente, agli eventi, i vestiti rimangono una cosa che principalmente riguarda il mondo femminile, anche se nelle generazioni più giovani questa cosa sta cambiando, come fasce d'età, a Torino vengono davvero tutte le fasce d'età, abbiamo da tutte le fasce d'età a sopra 18 anni, direi, abbiamo anche qualche sedicenne e poi tutte le persone dai 18 ai 90, davvero, vengono anche signore anziane spesso e le tipologie di persone sono effettivamente molto varie, sicuramente c'è una parte di persone più già sensibilizzate all'argomento, che magari già hanno sempre comprato vestiti secondamano, che magari fanno la spesa al mercato locale, che magari cercano di limitare i loro consumi, quindi magari sono vegetariani oppure sono questo gruppo qua, poi gli studenti, sicuramente abbiamo tanti studenti, però comunque vengono davvero tante persone varie e col fatto che i nostri eventi a Torino, almeno io parlo più che altro per Torino, li abbiamo cercati di fare un po' più itineranti, quindi siamo andati in tutti i diversi quartieri, anche nelle zone più periferiche, e questo ha portato, secondo me, ad ampliare un po' la tipologia di persone e spostandosi dal centro e dalle zone dove ci sono più studenti si può variare un po', ecco, direi di sì.
Aggiunta alla risposta
Aggiungo, scusate, sulle zone d'Italia che sicuramente ci sono più eventi nel nord e nel centro. Per esempio in Puglia nella mia ricerca online non ho trovato niente. In Campania ho visto che da un po' vengono organizzati gli eventi a Napoli.
In Sicilia sia Palermo che Catania, per esempio, però rimane ancora una cosa più, secondo me, del nord-centro Italia. Però questo dalle mie ricerche online, quindi chiaramente non so quanto sia un dato sicuro.
DOMANDA 5. Pensando in prospettiva, questo tipo di esperienze possono davvero costruire una cultura che limiti lo spreco di abiti?
Pensando in prospettiva, io spero che possa limitare la cultura dello spreco. Penso che in realtà, almeno questa è una mia impressione, però le tendenze, le mode stanno portando le persone sempre di più a voler essere un po' più uniche e quindi ad acquistare capi di seconda mano, perché ci si può distinguere meglio quando si acquista. Questa però è una mia personale impressione, quindi non saprei.
Comunque, più che limitare la cultura dello spreco in Italia in generale, non si tratta solo di spreco di abiti, ma di un po' tutto. Le persone che vengono a questo genere di eventi si sensibilizzano un po' su tutti i temi della sostenibilità. Questa è sempre una mia impressione, però spero di essere stata esaustiva, spero di non aver risposto in maniera troppo lunga.
Grazie mille, grazie a voi per avermi contattato e un grande bocca al lupo a Giulia.